Decreto fiscale, Confindustria Cuneo attacca il taglio al credito 5.0: “Serve una correzione immediata”
30/03/2026
Forte delusione e una richiesta esplicita di intervento correttivo. È la posizione espressa da Confindustria Cuneo dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto fiscale che, secondo l’associazione degli industriali, introduce misure fortemente penalizzanti per le imprese che hanno investito nel 2025 confidando nel quadro normativo allora vigente.
Al centro della contestazione c’è il ridimensionamento del credito d’imposta 5.0, con un taglio indicato nel 65 per cento rispetto a quanto richiesto, e l’esclusione degli investimenti in fonti rinnovabili, in particolare degli impianti fotovoltaici ad alta efficienza.
Il giudizio dell’associazione territoriale si inserisce in una linea già tracciata a livello nazionale da Confindustria, che ha parlato di una misura in grado di colpire il principio del legittimo affidamento e di compromettere la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni.
Per il territorio cuneese, però, la questione assume contorni molto concreti: aziende che hanno già sostenuto investimenti, costi tecnici e impegni finanziari si trovano ora davanti a un beneficio fiscale drasticamente ridotto rispetto alle aspettative maturate al momento della scelta.
La critica di Confindustria Cuneo: regole cambiate dopo gli investimenti
Il presidente di Confindustria Cuneo, Mariano Costamagna, esprime soddisfazione per l’eliminazione del vincolo territoriale sull’iperammortamento, auspicando che questo passaggio possa accelerare il decreto attuativo, ma distingue nettamente quel risultato dalla questione più urgente del credito d’imposta 5.0. Su questo punto, la posizione è di netta contrarietà. Secondo Costamagna, le imprese hanno effettuato investimenti rilevanti nel 2025 assumendosi impegni economici e tecnici sulla base di regole chiare e di indicazioni istituzionali che oggi risultano modificate in corsa.
Nel novembre scorso, ricorda l’associazione, alle aziende era stato chiesto di scegliere tra il credito d’imposta 4.0, con aliquota del 20 per cento, e il credito 5.0, che poteva arrivare fino al 45 per cento. Molte imprese hanno optato per il secondo strumento, accettando anche costi aggiuntivi legati a consulenze, certificazioni e adeguamenti richiesti per rispettare i parametri di risparmio energetico previsti dalla normativa. Oggi, però, quelle stesse imprese si troverebbero a ottenere un beneficio ridotto a circa il 15,75 per cento, cioè inferiore persino a quello che avrebbero ottenuto scegliendo il meccanismo 4.0.
Nel Cuneese oltre 8 milioni di euro di benefici in meno
I numeri raccolti da Confindustria Cuneo danno misura dell’impatto locale del provvedimento. L’associazione fa riferimento a 22 aziende associate che hanno trasmesso i propri dati: nel complesso si parla di oltre 27 milioni di euro di investimenti, cui avrebbe dovuto corrispondere un credito d’imposta di oltre 12,8 milioni di euro. Con l’applicazione del decreto fiscale, il beneficio effettivamente riconosciuto scenderebbe invece a circa 4,48 milioni di euro.
La differenza supera dunque gli 8 milioni di euro, una riduzione che secondo l’associazione incide in modo diretto sulla liquidità delle imprese coinvolte e sulla sostenibilità economica di investimenti già effettuati. È questo il punto che alimenta maggiore preoccupazione: non una misura che orienta scelte future, ma una modifica che interviene su decisioni già prese, su risorse già impegnate e su piani industriali impostati in base a un quadro di incentivi che appariva definito.
La richiesta al Governo: correggere il decreto in conversione
Per Confindustria Cuneo non è accettabile cambiare a posteriori le condizioni sulle quali le imprese hanno costruito le proprie strategie di investimento. Da qui la richiesta di un intervento immediato, con l’auspicio che già nella fase di conversione del decreto possano essere ripristinati gli impegni inizialmente assunti. L’associazione guarda con interesse all’apertura manifestata dal Governo verso un confronto con le categorie produttive, ma chiede che il dialogo si traduca rapidamente in una correzione concreta del testo.
Il messaggio che arriva dal sistema industriale cuneese è chiaro: in gioco non c’è soltanto il valore del beneficio fiscale, ma anche la credibilità del rapporto tra imprese e istituzioni. In un contesto in cui gli investimenti legati alla transizione tecnologica ed energetica richiedono programmazione, affidabilità e tempi certi, l’idea che le regole possano cambiare dopo che le aziende hanno già investito rischia di lasciare un segno profondo. Per questo, conclude Costamagna, è fondamentale non lasciare indietro nessuna impresa.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.