Macfrut 2026, Confagricoltura: prezzi stabili ma futuro incerto
27/04/2026
Prezzi all’origine quasi fermi, costi di produzione in aumento e una competitività che richiede nuove strategie: è questa l’immagine consegnata da Confagricoltura al termine della 43esima edizione di Macfrut, la fiera internazionale dedicata all’ortofrutta, chiusa con un bilancio giudicato positivo sul piano del confronto con produttori, istituzioni e operatori arrivati anche dall’estero.
Macfrut come banco di prova per un comparto sotto pressione
La partecipazione di Confagricoltura alla manifestazione ha offerto l’occasione per misurare lo stato di salute di uno dei settori più importanti dell’agricoltura italiana, ma anche per mettere in fila le criticità che pesano sulle imprese. All’inaugurazione dello stand confederale ha preso parte anche il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, mentre la presenza di delegazioni istituzionali e buyer sia dell’Unione europea sia dei mercati extra Ue ha confermato il tentativo di aprire nuovi sbocchi commerciali in una fase segnata da tensioni internazionali e da un quadro economico meno prevedibile.
Per Confagricoltura, la competitività dell’ortofrutta non può essere considerata un dato acquisito. Lo ha richiamato il vicepresidente Sandro Gambuzza, sottolineando la necessità di alimentarla con strumenti e scelte coerenti con il contesto attuale. Il settore si trova infatti in equilibrio precario: da una parte regge sul piano della produzione e dell’attrattività commerciale, dall’altra deve fare i conti con margini sempre più esposti alla pressione dei costi.
È proprio su questo punto che l’analisi del Centro Studi di Confagricoltura offre la fotografia più significativa. Tra marzo e aprile i prezzi all’origine dei prodotti agricoli hanno mostrato una sostanziale stabilità. A marzo, rispetto al mese precedente, l’aumento registrato ai cancelli delle aziende è stato appena dello 0,2%, un dato minimo che segnala come i rincari dei mezzi di produzione non si siano ancora trasferiti in modo evidente sui listini riconosciuti agli agricoltori.
Fertilizzanti, serre e manodopera: i nodi aperti
Dietro questa calma apparente, però, si muove un quadro molto più complesso. Alcuni segmenti del comparto mostrano già segnali di flessione nei prezzi, come nel caso di cavoli, carciofi, pere, fragole e delle colture energivore, a partire dagli ortaggi in serra. Sono produzioni che risentono in modo diretto del peso dell’energia, dei fertilizzanti e della gestione tecnica, e che quindi espongono le aziende a una compressione della redditività difficile da assorbire nel lungo periodo.
Tra gli indicatori più preoccupanti c’è quello relativo ai fertilizzanti. Confagricoltura segnala in particolare il caso dell’urea, la cui quotazione ha ormai superato il +75% rispetto al 2025. Un incremento di questa portata rende fragile la tenuta economica delle imprese, soprattutto se i prezzi riconosciuti ai produttori restano fermi o avanzano con scarti minimi. Il rischio, per molte aziende, è che la marginalità venga erosa prima ancora che il mercato riesca a recepire i nuovi costi.
A questo si aggiunge un’altra criticità ormai strutturale: la difficoltà crescente nel reperire manodopera. Nel comparto ortofrutticolo trovare personale è sempre più complicato, e il tema non riguarda soltanto la quantità dei lavoratori disponibili, ma anche la loro preparazione rispetto a un’agricoltura che sta cambiando rapidamente. Meccanizzazione, innovazione e nuove tecnologie hanno modificato il lavoro nei campi, rendendo la formazione uno snodo essenziale per sostenere la produttività e mantenere qualità elevata.
Un settore da 17 miliardi che resta centrale per l’agricoltura italiana
Malgrado le tensioni che attraversano il mercato, l’ortofrutta continua a occupare una posizione decisiva nell’economia agricola nazionale. Su un valore complessivo della produzione agricola italiana che nel 2025 ha superato i 68 miliardi di euro, quello dell’ortofrutta fresca sfiora i 17 miliardi, senza considerare i trasformati industriali. È un peso economico che spiega bene perché il dibattito emerso a Macfrut vada oltre la singola fiera e riguardi una parte decisiva della capacità produttiva del Paese.
Il consuntivo tracciato da Confagricoltura è dunque positivo sul piano delle relazioni, dei contatti e dell’attenzione raccolta attorno al settore. Ma il messaggio che esce dalla manifestazione resta molto netto: la stabilità attuale dei prezzi all’origine non basta a rassicurare le imprese. Il vero nodo si giocherà nei prossimi mesi, quando l’aumento dei costi potrà incidere con maggiore forza sui conti aziendali e sulla tenuta di un comparto che continua a rappresentare una quota essenziale dell’agricoltura italiana.
Articolo Precedente
Cuneo, manutenzione strade: via agli interventi prioritari
Articolo Successivo
Cuneo, imprese a confronto sul programma europeo LIFE
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.