Castagneti a Cuneo: 78mila ettari tra agricoltura, legno e turismo
16/10/2026
La provincia di Cuneo conta circa 78mila ettari di superfici legate alla gestione del castagno, un patrimonio che offre opportunità economiche nella produzione agricola, nella filiera del legno e nel turismo naturalistico. A evidenziarlo è il “Dossier castanicoltura 2026”, presentato il 13 ottobre da Confagricoltura Cuneo, che analizza le caratteristiche del comparto, le difficoltà della raccolta e le prospettive di valorizzazione delle aree forestali. Il documento fotografa un territorio con 2.494 aziende specializzate nella produzione di castagne e 4.287 ettari coltivati, pari al 94,5% della superficie castanicola da frutto del Piemonte.
Il rapporto, intitolato “Castagneti e foreste: un patrimonio da valorizzare. Sfide, risorse e prospettive per il territorio cuneese”, è stato elaborato dal Centro Studi Confagricoltura Cuneo insieme all'agronomo forestale Marco Bonavia, con il sostegno della Camera di Commercio di Cuneo. La presentazione si è svolta nella sede provinciale dell'associazione, nell'ambito della 27ª Fiera Nazionale del Marrone.
Castanicoltura cuneese: 2.494 aziende e quarto posto in Italia
La Granda occupa il quarto posto tra le province italiane per superficie destinata alla castanicoltura da frutto, alle spalle di Avellino, Salerno e Cosenza. Il Piemonte, con 4.535 ettari, è invece la terza regione produttrice per estensione delle superfici coltivate, dopo Campania e Calabria.
Secondo i dati dell'Anagrafe Agricola regionale, la superficie media delle aziende castanicole cuneesi è passata da 1,37 ettari nel 2014 a 1,65 ettari nel 2026. L'incremento indica una progressiva concentrazione delle coltivazioni, accompagnata da cambiamenti nella distribuzione territoriale delle imprese.
Nei comuni di pianura e nelle aree collinari si registrano aumenti significativi. A Cuneo le aziende sono passate da 28 a 110, a Revello da 16 a 46, a Busca da 38 a 63 e a Caraglio da 51 a 75. Una tendenza differente emerge in alcuni territori montani tradizionalmente legati alla coltivazione del castagno: a Moiola le attività sono diminuite da 20 a 9, mentre a Demonte sono passate da 41 a 34.
Raccolta castagne 2026: produzione in calo fino al 50%
La campagna castanicola 2026 presenta risultati inferiori alle aspettative. Le prime rilevazioni effettuate dall'ufficio tecnico di Confagricoltura Cuneo e dagli operatori della filiera indicano riduzioni produttive generalmente comprese tra il 20% e il 30%, con situazioni locali in cui le perdite raggiungono il 40-50%.
La produzione provinciale potrebbe attestarsi intorno ai 32-34mila quintali, secondo stime ancora provvisorie che dovranno essere verificate al termine della raccolta.
In condizioni ordinarie, il valore della produzione primaria di castagne nel Cuneese è stimato in circa 8 milioni di euro. Per il 2026, le rese ridotte dalle condizioni climatiche sfavorevoli potrebbero determinare una diminuzione economica nell'ordine del 30%.
Più stabile appare l'indotto complessivo del comparto, valutato intorno ai 30 milioni di euro. In questo contesto assumono particolare rilievo le attività di ricerca del Centro Regionale di Castanicoltura di Chiusa Pesio e della Fondazione Agrion, impegnati nello studio delle problematiche produttive e ambientali.
Legno di castagno: 261 imprese forestali e nuove possibilità produttive
Il dossier dedica un'ampia sezione alla gestione forestale. In Piemonte i boschi si estendono per circa 950mila ettari, dei quali 212mila occupati da castagneti, corrispondenti a circa il 22% del patrimonio forestale regionale.
Nel Cuneese, le superfici complessivamente interessate dalla gestione del castagno rappresentano circa il 30% dell'estensione forestale provinciale. Un patrimonio che, oltre alla produzione dei frutti, può alimentare diverse attività industriali e artigianali.
La filiera locale coinvolge 261 imprese forestali iscritte all'Albo regionale del Piemonte, con circa 500 operatori specializzati direttamente occupati, ai quali si aggiungono gli addetti delle attività collegate.
Il legname proveniente dai castagneti cedui può essere impiegato nella produzione di pali per l'agricoltura e la viticoltura, nella carpenteria e nella valorizzazione energetica. Una realtà industriale significativa è lo stabilimento Ledoga del Gruppo Silvateam, situato a San Michele Mondovì, specializzato nella produzione di tannino naturale ricavato dal legno di castagno.
Il rapporto segnala però una gestione produttiva ancora limitata rispetto alle possibilità teoriche. Attualmente i tagli interessano circa 380 ettari all'anno, mentre la superficie potenzialmente gestibile secondo criteri di sostenibilità potrebbe raggiungere circa 5mila ettari annui, sulla base delle stime considerate nello studio.
La frammentazione delle proprietà forestali private costituisce uno degli ostacoli principali alla pianificazione degli interventi. Forme di gestione associata e coordinamento tra proprietari potrebbero consentire una migliore organizzazione delle attività selvicolturali.
Turismo nei castagneti: percorsi naturalistici e alberi monumentali
Accanto alla produzione agricola e forestale, Confagricoltura individua nella valorizzazione paesaggistica una possibilità di sviluppo per le comunità rurali e montane.
La provincia di Cuneo ospita 13 castagni inseriti nel Registro Regionale degli Alberi Monumentali, riconosciuti per le loro dimensioni, l'età, le caratteristiche e il legame con la storia del territorio.
I castagneti possono diventare parte di itinerari escursionistici, percorsi naturalistici e iniziative dedicate alla conoscenza delle tradizioni agricole. Per approfondire queste opportunità è stato avviato un confronto con Comuni e Unioni Montane della Granda, finalizzato a individuare aree forestali di interesse, condizioni di accessibilità e attività turistiche già esistenti.
Il direttore di Confagricoltura Cuneo, Roberto Abellonio, considera la fruizione turistica un'attività complementare alla produzione, capace di contribuire alla sostenibilità economica della gestione dei castagneti.
La gestione dei boschi tra tutela del territorio e biodiversità
Il presidente di Confagricoltura Cuneo, Enrico Allasia, ha spiegato che il nuovo dossier amplia l'analisi avviata con il precedente studio, includendo le superfici forestali, i castagneti abbandonati e i boschi di particolare interesse storico e ambientale.
L'obiettivo è mettere a disposizione delle imprese, degli enti locali e degli operatori uno strumento utile per programmare gli interventi e individuare nuove forme di utilizzo del patrimonio castanicolo.
Lo studio richiama inoltre i servizi ambientali garantiti dai boschi di castagno, dalla conservazione della biodiversità alla protezione del suolo, fino alla regolazione delle acque e all'assorbimento del carbonio.
La manutenzione e una gestione forestale adeguata possono contribuire anche alla prevenzione degli incendi e alla salvaguardia delle aree montane. Aspetti che collegano le prospettive economiche della filiera alle esigenze di conservazione e cura del territorio provinciale.
Articolo Precedente
Servizio civile ambientale a Cuneo: 3 posti, domande entro il 6 novembre
Andrea Bianchi è web editor e reporter digitale specializzato in eventi e vita urbana. Racconta la città con uno stile diretto e dinamico, sempre sul campo con microfono e videocamera.