Cuneese al rhum: storia del cioccolatino di Cuneo
29/08/2026
Tra i prodotti dolciari italiani che hanno saputo costruire attorno a sé una narrazione autentica, radicata nel territorio e verificabile nella qualità, il cuneese al rhum occupa una posizione singolare: è un cioccolatino che porta il nome di una città intera, che quella città la rappresenta con una precisione quasi araldica, e la cui storia si intreccia con le vicende di artigiani reali, con scelte tecniche ben definite, con una tradizione che non è mai diventata folklore. Cuneo, capoluogo dell'omonima provincia piemontese, ha nella sua pasticceria storica uno degli esempi più coerenti di come un prodotto locale possa diventare simbolo senza perdere la propria identità materiale — senza trasformarsi, cioè, in una semplice etichetta geografica applicata a qualcosa di generico.
La storia del cioccolatino cuneese al rhum inizia nel primo Novecento, in un contesto cittadino che già allora contava pasticcerie di livello e una sensibilità verso il cioccolato che non era comune a tutte le realtà provinciali italiane. Cuneo era, e rimane, una città con una forte vocazione commerciale e artigianale, stretta tra le Alpi e la pianura padana, crocevia di influenze francesi e piemontesi che si leggono ancora oggi nella sua architettura e nella sua cucina. È in questo ambiente che prende forma un prodotto composto da tre elementi essenziali: una meringa friabile, una ganache al rhum, una copertura di cioccolato fondente. La semplicità apparente della composizione nasconde una tecnica precisa e un equilibrio difficile da replicare senza esperienza diretta.
Attribuire con certezza l'invenzione del cuneese al rhum a un singolo pasticcere o a un momento esatto è operazione che la documentazione storica rende complessa; ciò che si può ricostruire con ragionevole affidabilità è che la pasticceria cuneese del periodo tra le due guerre mondiali aveva già codificato questo dolce come specialità locale riconoscibile, e che alcune famiglie di artigiani ne rivendicano la paternità con argomenti che meritano di essere esaminati con cura, al di là della retorica del primato.
Le origini documentate e il ruolo della Pasticceria Arione
Tra i nomi che compaiono con maggiore frequenza e coerenza nella storia del cuneese al rhum, quello della Pasticceria Arione è quello su cui si concentra la tradizione più consolidata: fondata a Cuneo nei primi decenni del Novecento, questa bottega è indicata da molte fonti locali come il luogo in cui il cioccolatino prese la forma definitiva che ancora oggi lo caratterizza. Andrea Arione, il fondatore, era un pasticcere con formazione rigorosa e un approccio al prodotto che privilegiava la coerenza tecnica rispetto alla variazione creativa; la scelta del rhum come elemento aromatico dominante, in un'epoca in cui i liquori erano usati in pasticceria con meno sistematicità di oggi, rivela una certa consapevolezza gustativa e probabilmente anche una volontà di differenziazione rispetto ai cioccolatini già presenti sul mercato. Il rhum — distillato di canna da zucchero, con le sue note dolci e legnose — si lega alla meringa e alla copertura fondente creando un contrasto che è rimasto invariato nel tempo, a testimonianza che la formula originale era già ben calibrata.
La documentazione scritta sull'invenzione è frammentaria, come accade spesso per i prodotti artigianali del primo Novecento, che raramente entravano nei registri commerciali con la specificità necessaria a tracciare una storia precisa; tuttavia, i ricettari interni della pasticceria, le testimonianze raccolte nel corso dei decenni e alcune menzioni nella stampa locale degli anni Trenta e Quaranta convergono nell'indicare Arione come il punto di riferimento. Questo non esclude che altri pasticceri cuneesi lavorassero su prodotti analoghi nello stesso periodo — la concorrenza tra botteghe in una città di quelle dimensioni era serrata — ma è ad Arione che si deve la diffusione e la codificazione di ciò che oggi si riconosce come il cuneese per antonomasia.
Composizione tecnica e scelte di ingredienti
Comprendere la struttura del cuneese al rhum significa partire dalla meringa, che non è decorativa né accessoria, ma costituisce l'ossatura del cioccolatino e determina la sua texture caratteristica: una fragilità iniziale sotto i denti che cede rapidamente alla morbidezza della ganache interna, in una sequenza che è pensata e non casuale. La meringa usata nel cuneese è generalmente di tipo italiano — preparata versando uno sciroppo di zucchero cotto sugli albumi montati — il che le conferisce una stabilità maggiore rispetto alla meringa francese e la rende più adatta a reggere il contatto con la crema al rhum senza cedere prima del momento opportuno, che è quello dell'assaggio.
La ganache al rhum è l'elemento che richiede il maggiore controllo: il rapporto tra panna, cioccolato e distillato deve essere calibrato in modo che l'alcol non prevalga ma sia percepibile, che la consistenza sia abbastanza densa da non colare durante la lavorazione e abbastanza morbida da esprimersi al palato senza effetto gommoso. La scelta del rhum — e non di altri distillati — ha una logica organolettica precisa: le sue componenti aromatiche, in particolare le note di vaniglia e di legno tostato che derivano dall'invecchiamento in botte, si integrano con il cioccolato fondente senza competere con esso, creando una sovrapposizione armonica piuttosto che un contrasto netto. La copertura esterna in cioccolato fondente, infine, svolge una funzione sia protettiva sia gustativa: isola la meringa dall'umidità dell'ambiente e aggiunge una nota amara che bilancia la dolcezza interna.
Diffusione del prodotto e riconoscimento geografico
Nel corso del secondo dopoguerra, il cuneese al rhum uscì progressivamente dai confini della città e della provincia, raggiungendo prima il mercato regionale piemontese e poi, attraverso i canali del turismo gastronomico e del commercio specializzato, una distribuzione nazionale; questo processo di espansione avvenne senza che il prodotto perdesse la sua connotazione territoriale, il che è tutt'altro che scontato in un'epoca in cui molte specialità locali venivano industrializzate o imitate senza scrupoli. La ragione di questa tenuta identitaria risiede in parte nella difficoltà tecnica di replicare il cioccolatino con risultati soddisfacenti su larga scala: la meringa, in particolare, è un elemento delicato che mal si presta alla produzione industriale, dove le variabili di umidità e temperatura sono molto difficili da controllare con la precisione che richiede.
Il riconoscimento istituzionale del cuneese al rhum è arrivato attraverso l'inserimento del prodotto tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali italiani, un elenco ministeriale che censisce le specialità legate a territori specifici e a pratiche produttive consolidate nel tempo; questa classificazione non equivale a una denominazione di origine protetta, ma rappresenta comunque un riconoscimento formale che ha contribuito a rafforzare l'identità del prodotto sul mercato e a scoraggiare — almeno in parte — le imitazioni più distanti dall'originale. Negli ambienti della pasticceria artigianale cuneese, il dibattito su cosa debba intendersi esattamente con il termine cuneese è ancora aperto, con posizioni che variano su dettagli come il tipo di rhum da usare, lo spessore della copertura e il grado di dolcezza della meringa.
Il rapporto tra identità locale e produzione artigianale
Una delle caratteristiche più interessanti della vicenda del cuneese al rhum è il modo in cui il prodotto ha mantenuto un legame effettivo con la città, resistendo alla tentazione — o all'opportunità commerciale — di una delocalizzazione produttiva che avrebbe potuto ampliarne la distribuzione a scapito dell'autenticità; le pasticcerie cuneesi che producono il cioccolatino continuano a farlo secondo metodi manuali o semi-manuali, con volumi limitati e un controllo diretto sulle fasi critiche della lavorazione. Questo non significa che il prodotto sia rimasto immobile: le formulazioni si sono affinate, la qualità del cioccolato di copertura è migliorata con l'accesso a materie prime di origine controllata, e alcuni produttori hanno introdotto varianti — al rum scuro invecchiato, con diversi dosaggi della ganache — che non tradiscono la struttura originale ma la declinano con sensibilità contemporanea.
Il rapporto tra Cuneo e il suo cioccolatino simbolo è visibile anche nella topografia commerciale della città: i portici del centro storico, che sono tra i più estesi d'Italia e costituiscono un elemento architettonico identitario fortissimo, ospitano ancora oggi diverse pasticcerie storiche in cui il cuneese al rhum è esposto e venduto con la stessa centralità di cinquant'anni fa. Per chi visita la città con un interesse genuino per la sua cultura materiale, l'assaggio del cioccolatino non è un rito turistico ma un modo concreto di accedere a una storia artigianale che ha una durata, una coerenza e una qualità verificabili — tre qualità che, nel panorama della produzione dolciaria italiana, non vanno mai date per scontate.
Prospettive attuali e trasmissione del sapere
Nel 2026, la questione della trasmissione delle competenze artigianali legate al cuneese al rhum si presenta con la stessa urgenza che caratterizza molti altri comparti della pasticceria tradizionale italiana: i maestri pasticceri che hanno appreso le tecniche direttamente dai fondatori delle botteghe storiche sono in numero ridotto, e la formazione delle generazioni più giovani avviene spesso attraverso percorsi scolastici e accademici che non sempre riescono a trasferire il tipo di conoscenza tacita — la sensibilità al tatto, alla consistenza, all'umidità — che fa la differenza nella lavorazione della meringa e nella gestione della ganache. Alcune pasticcerie cuneesi hanno risposto a questa sfida con programmi di affiancamento interno, in cui i giovani lavorano a stretto contatto con i produttori più esperti per periodi prolungati, preferendo questo modello alla formazione esterna.
La domanda di prodotto di qualità, intanto, non accenna a diminuire: il cuneese al rhum gode di una reputazione solida presso un pubblico che cerca specialità regionali autentiche, e la crescita del turismo enogastronomico in Piemonte ha portato nuovi acquirenti in contatto con questo cioccolatino che, per molti, rappresenta la prima esperienza diretta con la pasticceria cuneese. Mantenere la coerenza del prodotto in un contesto di domanda crescente è la sfida più concreta che i produttori si trovano ad affrontare: cedere alla semplificazione tecnica per aumentare i volumi significherebbe erodere proprio ciò che rende il cuneese al rhum degno dell'attenzione che riceve.
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Annalisa Biasi è content creator e articolista focalizzata su cultura, attualità e storie dal territorio. Ama raccontare persone ed eventi con uno stile chiaro, empatico e contemporaneo.