Cuneo, il Parco Gesso e Stura entra in uno studio Usa
31/07/2026
Il Parco Fluviale Gesso e Stura è stato scelto come sito di ricerca da un gruppo di studiosi statunitensi impegnati ad analizzare gli effetti dei cambiamenti climatici sulle relazioni tra piante e agenti patogeni. Il monitoraggio internazionale coinvolgerà le aree a monte di Cuneo, tra Borgo San Dalmazzo e Vignolo, e proseguirà fino al 2029.
Ricercatori al lavoro tra Borgo San Dalmazzo e Vignolo
Lo studio, intitolato “Host-Pathogen Evolution Modulates Response to Environmental Change”, è coordinato dalla professoressa Emily Bruns dell’University of Maryland e dal professor Michael Hood dell’Amherst College. Le attività vengono svolte in collaborazione con l’Ente di Gestione delle Aree Protette delle Alpi Marittime, con il supporto scientifico della ricercatrice Valentina Carasso.
Il progetto esamina il rapporto tra mutamenti climatici, biodiversità ed evoluzione delle interazioni naturali tra specie vegetali e patogeni. Per raccogliere dati comparabili, gli studiosi hanno individuato diversi ambienti distribuiti lungo un gradiente altitudinale che attraversa territori di pianura, collina e montagna.
Nel territorio cuneese l’attenzione è rivolta alla presenza spontanea della Silene vulgaris, una pianta erbacea diffusa negli ambienti prativi, e del fungo patogeno Microbotryum silenes-inflatae. L’osservazione della loro relazione permetterà di verificare come le condizioni ambientali e le variazioni climatiche possano modificare, nel tempo, l’equilibrio tra l’organismo vegetale e il patogeno.
Un monitoraggio scientifico previsto fino al 2029
La ricerca avrà carattere pluriennale. Emily Bruns, Michael Hood e Valentina Carasso torneranno nel territorio anche nel 2027, nel 2028 e nel 2029 per proseguire i campionamenti e confrontare i dati raccolti nelle diverse fasi del progetto. I risultati saranno pubblicati al termine dell’intero programma di studio.
La durata del monitoraggio rappresenta un elemento centrale dell’indagine. Le osservazioni ripetute consentiranno infatti di individuare eventuali cambiamenti nella distribuzione delle specie, nella diffusione del fungo e nella capacità degli organismi di adattarsi a temperature, precipitazioni e condizioni ambientali differenti.
Particolare attenzione viene riservata agli ambienti prativi, spesso percepiti come paesaggi comuni ma caratterizzati da equilibri ecologici complessi. Questi ecosistemi ospitano numerose specie vegetali e animali e risultano particolarmente sensibili alle alterazioni del clima, all’abbandono delle attività agricole e alle modifiche nell’uso del suolo.
Il Parco come laboratorio naturale
L’inserimento del Parco Fluviale Gesso e Stura nel programma internazionale rafforza il ruolo scientifico dell’area protetta, già impegnata nella conservazione degli habitat e nella divulgazione ambientale. Il territorio viene così utilizzato come laboratorio naturale nel quale osservare fenomeni biologici direttamente negli ecosistemi in cui si sviluppano.
«Essere scelti come area di ricerca da università internazionali è motivo di grande soddisfazione e dimostra il valore delle scelte e degli investimenti che sono stati fatti», ha dichiarato Massimiliano Galli, direttore del Parco Fluviale Gesso e Stura.
Secondo Galli, la conoscenza scientifica costituisce uno strumento indispensabile per comprendere le trasformazioni degli habitat e definire misure di protezione adeguate. I dati prodotti dal progetto potranno quindi offrire indicazioni utili per elaborare future strategie di gestione, conservazione della biodiversità e adattamento agli effetti del cambiamento climatico.
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Andrea Bianchi è web editor e reporter digitale specializzato in eventi e vita urbana. Racconta la città con uno stile diretto e dinamico, sempre sul campo con microfono e videocamera.